Recensione/ Revolution – Il canto delle stelle, di Antonio Lanzetta

revolution
La splendida copertina disegnata da Antonio De Luca

Benvenuti in un mondo cupo fatto di neon, androidi, hacker e corporazioni monolitiche che governano la Terra.

Cyberpunk, quindi?

La Terra è quasi del tutto distrutta e rimane solo la città di Sonho-1 come ultimo baluardo per un’umanità stanca e misera.

Allora è post apocalittico?

E ci sono pure forze di altri mondi che influiscono sui nostri affari. E immortali armati di spade. E poteri telecinetici.

Revolution è fantascienza mista, un frullato di vari sotto-generi che, nonostante un retrogusto amaro, va giù che è un piacere.

Sinossi

Siamo sulla Terra, anno 2233, e l’umanità, che vive nell’ultima città del pianeta, è spaccata in due: da una parte gli asserviti, relegati nel ghetto e abbandonati al degrado, costretti a lavorare come schiavi per mantenere i cittadini, che vivono al di là delle mura una vita di lusso sfrenato e ipertecnologico, sotto la direzione del Presidente Jons.

Per poter diventare cittadini bisogna ricevere la rarissima convocazione e Sue, una ragazza del ghetto, una delle tante, ne sta stringendo una tra le mani. Sembra una fortuna incredibile, ma Sue non ha fatto i conti con il Destino che le farà sì perdere la sua grande opportunità, ma la costringerà a lottare per poter finalmente decidere le sorti della propria vita. In quest’adrenalinica avventura che non vedrà un attimo di sosta e che la obbligherà a rischiare la sua vita e quella di tutti coloro che ama, Sue sarà accompagnata da un variegato gruppo di alleati, tra cui Kain, una misteriosa sentinella che arriva dal passato e che sembra comparsa all’improvviso per combattere al suo fianco.

Sue imparerà allora a capire che nel suo mondo non è tutto come sembra e che forse, con le sue scelte, potrà rivoluzionare il futuro dell’intero Pianeta Terra.

Cosa ne penso

L’ambientazione di Revolution mi ha attratto subito (tra l’altro qui c’è una città solitaria in un mondo allagato, come nel mio Torce nel Diluvio, quindi mi piace per forza), ricorda Blade Runner e si trova a metà tra il distopico e il cyberpunk. Le pagine scorrevano fluide, mi ha ricordato quando mi abbuffavo di fumetti di Nathan Never, immerso in quell’atmosfera futuristica con tanti piccoli particolari bizzarri.

La trama cambia direzione diverse volte e per qualcuno questo potrebbe essere un difetto: quello che prima sembra un romanzo sulla lotta di classe, diventa poi incentrato su poteri psichici e alieni, e anche se avrei preferito leggere la storia che mi ero immaginato dai primi capitoli, le curve narrative hanno catturato il mio interesse fino alla fine.

La protagonista Sue Lin compie una scelta difficile: nonostante riceva la lettera per entrare a Sonho-1, l’oggetto più ambito al mondo, decide di rimanere nei bassifondi perché vuole entrare solo insieme al suo amico d’infanzia Tyler. Non mi sembra un grosso spoiler dire che tra i due scocchi la scintilla, ma mi è parso strano che Sue e Tyler non fossero innamorati fin dall’inizio: la scelta tra andare a Sonho-1 e rimanere con Tyler avrebbe avuto un impatto maggiore in quel caso (se il mondo fa schifo e una mia amica vince il biglietto per il paradiso terrestre, sarò un po’ triste che se ne vada, ma alla fine sarò contentissimo per lei. Mentre se si parla di amore vero e proprio, la separazione sarà lancinante).

L’altro personaggio di rilievo, Kain, ci viene presentato nel primo capitolo ed è un completo mistero per gran parte del libro. Alla fine devo dire di non aver capito benissimo cosa fossero questi “segni” che Kain seguiva, ma è chiaro che si tratta di una specie di tracciato del destino. Kain è il guerriero immortale con le due spade di cui parlavo prima, immortale perché nel primo capitolo siamo durante la Guerra del Vietnam e Kain è ancora vivo e vegeto nel 2233. Scoprirete leggendo il perché e il come.

Poi c’è Jons, il nostro antagonista, che si presenta subito come una persona violenta che si maschera da uomo d’affari, un po’ come il Kingpin di Daredevil, se avete visto la serie di Netflix. Jons è forse il personaggio che mi è piaciuto di più: trasuda un’aria di pericolo e stile ed è quello che porta davvero avanti la trama con i suoi piani folli. Però con sé porta anche un elemento narrativo che mi ha fatto quasi chiudere il libro. Per fortuna il resto del romanzo mi ha spinto ad andare avanti e alla fine ci sono passato sopra.

ALLARME SPOILER. SE NON VOLETE ROVINARVI UNA RIVELAZIONE IMPORTANTE, SALTATE OLTRE.

ULTIMO AVVISO! SUL SERIO, SI TRATTA DI UNA COSA GROSSA.

OK, ANDIAMO.

Allora, Jons è un alieno. E fin qui, ok, niente di male. Insieme a lui c’è un altro alieno, chiamato Hysia, che ha poteri telepatici. Ecco, Jons rivela che le più grandi devastazioni causate dall’umanità, dalla Seconda Guerra Mondiale all’Undici Settembre, sono successe su “suggerimento” suo, probabilmente tramite la telepatia dell’Hysia. Togliere anche solo parte della colpa di quei gesti agli umani, mettendola sulle spalle di un personaggio inventato, è abbastanza problematico.

FINE SPOILER. DA QUI IN POI SIETE AL SICURO.

Si tratta di una predilezione personale e magari ho anche interpretato male quella parte, non lo so. L’importante, come ho detto, è che nonostante questa macchia il romanzo non sia crollato. L’ho continuato a leggere con piacere.

Un’altra piccolissima pecca, che è quasi una stupidaggine ma può dare noia: in alcuni punti vengono usati i cognomi dei personaggi invece dei nomi. Succede comunque poche volte e dopo la confusione iniziale ci si fa l’abitudine.

Comunque per me Revolution è un romanzo godibilissimo, scritto bene e con un ritmo incalzante, un concentrato di fantascienza made in Italy che mi sento di consigliare a tutti quelli che cercano atmosfere crepuscolari e una storia in continuo cambiamento.

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